14-11-2009 PRIMO POSTO NELLA SEZIONE FOTOGRAFIA PREMIO CHATWIN 2009
Con il Patrocinio di Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.
Sotto l’egida della Regione Liguria e in collaborazione con il Comune di Genova.

PREMIO CHATWIN 2009 PER LA FOTOGRAFIA.

"Un viaggio in 5 scatti"
a MARIO CUCCHI
per aver interpretato una situazione difficile del pianeta
con gusto estetico e impegno etico,
mettendo in fertile relazione un approccio
tradizionale
con le tecniche contemporanee del digitale.


CHE NE SAHARA' DI NOI?

Che ne sarà dei saharawi? Che ne sarà della gente del deserto?

Un popolo dimenticato i saharawi, tribù nomadi che discendono da schiavi africani, beduini arabi e berberi dal Sanhanja. Sono in genere musulmani sunniti e parlano l’hassania, una delle lingue arabe.

Il Sahara Occidentale è stato colonia spagnola fino al 1975, quando, alla morte di Franco, la Spagna ha lasciato cadere le speranze dei Saharawi di un referendum di autodeterminazione, preferendo vendere il territorio a Marocco e Mauritania che lo hanno rispettivamente invaso da nord e da sud.
Sotto l’incalzare dell’esercito e dei bombardamenti marocchini e mauritani (napalm e bombe al fosforo), la popolazione era stata costretta a fuggire, riparandosi al di là del confine del Sahara Occidentale, in una delle zone più inospitali del mondo: l’arido deserto algerino della Hammada di Tindouf.

I quasi 200.000 rifugiati che vivono qui da ormai più di 30 anni dipendono interamente dall’aiuto alimentare internazionale, recentemente ridotto in quantità e qualità. Così il 35% dei bambini soffre di malnutrizione cronica, e un bambino su cinque soffre di denutrizione acuta, secondo quanto riportato nello studio condotto dall’organizzazione Norwegian Church Aid e Medici del Mondo.
Aumentano i bambini in cui si registrano ritardi nella crescita, la mortalità infantile è del 176 per mille (20 volte più che in Italia) e la speranza di vita è di 45 anni per le donne e di 47 per gli uomini.

Per impedire il ritorno nelle loro terre il Marocco ha costruito un muro (il muro della vergogna) lungo 2720 km che divide in due la nazione del Sahara Occidentale: a ovest la zona occupata illegalmente dal Marocco, ad est quella liberata dal Fronte Polisario. Il muro si snoda dal sud del Marocco fino alla costa atlantica al confine della Mauritania è di sabbia e pietrame, preceduto da campi minati vanta il primato di zona a più alta concentrazione di mine del pianeta. Lungo tutto il suo profilo esterno sono distribuite circa 6 milioni di mine (le mine provengono da molti paesi: Usa, Spagna, Francia, Russia, Belgio, ma la maggioranza è di fabbricazione italiana).

Ma l'arma che potrà sconfiggere realmente i saharawi è l'indifferenza.
Quale speranza rimane al popolo saharawi a 17 anni dalla firma del trattato di pace che includeva un referendum di autodeterminazione? Quale speranza rimane al popolo saharawi dopo le violazioni dei diritti umani nei territori occupati, le detenzioni arbitrarie e illegali, l’accumulazione di prigionieri politici, le torture e le scomparse, dopo l’assoluto silenzio della comunità internazionale?
Ho cercato la risposta nei loro sguardi. Ho trovato tanta dignità, tanto orgoglio, tanta gioia e voglia di vivere ma ho anche trovato tanta tristezza e tanta rabbia, sopratutto nei giovani.
Nei campi profughi saharawi capita di sentire qualcuno tra i più giovani lamentarsi e sottolineare che "Del muro dei marocchini non parla nessuno. Cosa dobbiamo fare per essere ascoltati? Farci esplodere?”
Il rischio che si corre è proprio questo. Ritenere eterna la scelta non violenta dei saharawi e continuare a relegare in secondo piano le aspirazioni di questa gente, per poi magari ritrovarsi sconvolti di fronte ad un attentato.
Fino a quando al popolo Saharawi non sarà garantita la possibilità di pronunciarsi sulla propria autodeterminazione attraverso un referendum libero sotto l’egida dell’Onu, l’eventualità di una ripresa delle ostilità rimane viva.
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